ANGELI PERDUTI
episodio 2
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INTRO: Angeli Perduti è una raccolta di storie vero simili, un volume di storie di vita che si mescolano, si perdono e poi si ritrovano, dando al tempo stesso risposte ai nostri cuori. Il lettore si sentirà presente in ogni storia, perchè non c'è nulla di nuovo o di inventato che non possa rispecchiare la vita quotidiana di ciascuno di noi.
AUTORE: Docean Drop
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Entrai in un negozio di nicchia per cercare qualcosa di nuovo da mettermi. Nuovi jeans, nuove maglie, nuove scarpe.
Qualcosa che avesse a che fare con le ultime tendenze, anche se sapevano piuttosto di stile da effeminato, e dunque se potevo, evitavo comprando abiti in stile rock.
Vidi una cassiera niente male, brunetta con due belle gambe lunghe, cercai subito di agganciarla.
Lei mi guardò con sorpresa come se mi avesse riconosciuto, ma io feci finta di niente e le chiesi se poteva darmi una mano.
"Ciao, ma certo, come stai?" chiese lei incuriosita.
"Bene e te?" restai al gioco.
"Bene, lavori ancora al Bar Notturna?"
"Certo, sempre lì a fare drink e bombe da paura!" risposi ammicandole.
Lei sorrise con un rossetto color porpora sulle labbra, sembrava l'innocente malizia di tutti i tempi.
"Uh-uhm" annuì a sua volta "che belle serate, mi piacerebbe ancora passarle insieme.."
Non avevo idea di chi fosse, ma se si chiamava Patrizia o Morgana non avrebbe avuto alcuna importanza, se me l'ero fatta ero stato proprio bravo.
"Come mai non hai più risposto al telefono?"
domanda che mi distrusse tutte le fantasie più sfrenate.
"Mi avevi richiamato?" feci il finto tonto con aria sorpresa.
"Certo!" disse lei con una leggera nota di disappunto.
"Devo aver avuto problemi con la rubrica del telefono" nel frattempo mi guardai intorno "infatti non sono poche le volte che mi trovo costretto a cambiarlo, spesso li perdo ed altre fanno una brutta fine.." sorrisi facendo spallette e cominciando a prendere in mano qualche felpa.
Lei continuò a fissarmi in viso, e senza insistere ulteriormente mi mostrò la nuova collezione. Feci una bella spesa, e poco prima di farmi consegnare lo scontrino le chiesi di passare al bar in quelle sere, inventandole che mi era dispiaciuto non averla rivista - chiunque lei sia stata - la ragazza annuì e le scappò un sorrissetto compiaciuto.
Le ricambiai il sorriso fissando quei suoi occhi verdi color bottiglia, ma niente di più.
Ciò che cercavo era la caccia, lo sfogo degli istinti primari, quello che non avevo mai fatto fino ad allora. Mi capitava di scappare di seguito dalle situazioni in cui qualcuna delle mie prede - o cucciolette, per non sentirmi maggiormente in colpa della stronzaggine che propagavo da tutti i pori -, pretendeva di rivedermi con l'aspettativa di far nascere un rapporto; fatto di abitudini e poi chissà.
Che stupidaggini.. Ragazze che non mi conoscevano affatto, interessate solo del mio modo di apparire. Era tutta una farsa la mia quotidianità. Dentro ero morto e sepolto, dopo Fabiola il terrore di continuare quella vita per bene, razionale, precisa mi stava ormai uccidendo.
Dovevo sopravvivere, no?
Accettare che tutto era finito, giusto?
Ma come era possibile? Sopravvivere sì, ma non si può vivere sui passi di chi hai amato.
Eppure forse non l'ho amata abbastanza..non come lei amava me.
Un nodo allo stomaco, mi fece perdere per un attimo coscienza. Mi appoggiai al muro di un palazzo, mentre con la spesa fra le mani, tornavo alla macchina. Cercai di prender fiato.
Non c'è più ossigeno.
Stai calmo Giulio, è il tormento che ti porterai per tutta la vita, goditela e basta così come è, senza futuro. Dissi a me stesso.
Cercai fra le tasche di nuovo un'altra sigaretta, inghiottivo in gola tutta la nicotina che potevo, quel sapore amaro si espandeva in ogni atomo dell'esistenza. è l'unico modo per scacciare questi demoni..anche se, non ne ero affatto convinto.
°*°*°*
"Carolina! Sali!" afferma una voce maschile da un'auto scura, a lungo del marciapiede del condominio.
A lato del passeggero scende Clara che di tutta fretta aiuta l'amica a mettere il troller nel baule.
"E questa macchina?" chiede Carolina.
"Ssshh entra e stai buona!" risponde Clara abbozzando un sorriso.
L'autista, un ragazzo alto e con la testa rapata, mette in moto la macchina.
"Alexander, ciao!" afferma Carolina toccando la spalla del ragazzo.
Alexander Francisco Losdia, il fratello maggiore di Clara, toglie la mano dal volante per stringere brevemente quella di Carolina.
"Carissima, come potevo mancare a questo tuo evento!" risponde sdrammatizzando.
"Non so proprio come ringraziarvi per tutto quello che state facendo per me.."
"Di certo dovevo sdebitarmi! Se io e la mia ragazza stiamo ancora insieme lo dobbiamo solo a te!"
"Certo vi siete traditi entrambi, come poteva non andare diversamente.." aggiunge Clara con una nota maliziosa.
"Ma stai zitta te, pensa a trovarti i soldi per chiuderti in seminario!" ribatte Alexander sorridendo e pizzicando gentilmente il volto della sorella.
Carolina rivolge lo sguardo ai finestrini con la paura di esser seguita.
Il cuore le sobbalza in gola, la mente, a tratti vuota, scaccia ogni pensiero brutale su quello che può essere se suo padre l'avrebbe scoperta. Sottovoce chiede a Dio di proteggere sè e sua madre da ogni pericolo di quella sera.
Deve andare tutto bene, andrà bene.. se Dio vorrà.
"Che cosa ti ha detto tua madre?" chiede Clara fissando lo sguardo sull'asfalto.
Carolina stringe a sè il piccolo crocifisso benedetto che sua madre le regalò mesi fa fuori dalla diocesi di El Banco.
"Mi ha salutato.." risponde tristemente la giovane, non volendo aggiungere altro.
In auto il silenzio piomba d'improvviso, allo stesso modo con il quale Alexander guida l'auto cercando di evitare il più possibile le strade trafficate di Baranquilla.
Dopo le 20:30 la città si nutre della malavita che sembra uscire da sottoterra, come demoni insieme alle ombre. Eppure per tanti anni quella è sempre stata la città di Carolina, dove la prostituzione, il traffico di droga, la povertà e la violenza, hanno segnato gli angoli dei quartieri e dei centri urbani.
Fin dall'infanzia i genitori insegnano ai piccoli dove andare, ma specialmente quando andare, anche se ogni famiglia di Baranquilla in un modo o nell'altro rimaneva scottata da qualche brutta esperienza.
Era impossibile sfuggire alle leggi tacite di Baranquilla,i vizi erano considerati come tappe di vita vissuta, questo spesso era il più grande inganno fra tutti: credere che le ferite possano rendere più forti ed un giorno realizzare l'illusione di uscire fuori da quell'inferno.
Era più semplice sapere cosa non fare per non cadere vittima ed allo stesso tempo carnefice di quel degrado, piuttosto di come fare per uscirne.
Le ragazze di Baranquilla che avevano deciso con fermezza e coraggio di non cercare il benessere e la spensieratezza nel degrado, erano spesso costrette a subire angherie persino dai vicini di casa, e strano a dirsi, ma rischiavano più di altre di esser vittime di stupro. Tuttavia chi nasceva in una famiglia in cui almeno un componente era religioso, aveva l'opportunità di attaccarsi con fede piena al credo esercitato.
Un'ottima disciplina che avrebbe permesso se non la salvezza del corpo, almeno quella dell'anima.
Ed è così che Carolina stringe con fede il crocifisso mentre Clara in cuor suo continua a pregare per tutti loro.
Persino il fratello Alexander, invoca nel suo cuore la presenza dello Spirito Santo, affinchè possano accompagnare la loro sorella spirituale verso una salvezza più concreta.
°*°*°*
L'inverno era alle porte e prima di rientrare in casa dopo esser passato dal tabaccaio -tappa fissa se non quotidiana, almeno ogni due giorni - un ragazzo nigeriano ma dal sorriso smagliante si soffermò a parlare con me. Parlava un correttissimo italiano mentre era al telefono ed io con imbarazzo immaginavo che volesse i soliti quattro spiccioli attaccando bottone.
"Ciao!" mi disse avvicinandosi e chiudendo la chiamata. Notai il suo zaino in spalla, aperto con tanti articoli dentro.
Gli feci un cenno con il capo, cercando immediatamente le chiavi del condominio.
"Sei di fretta?" mi chiese ancora.
"Ah-ah.." risposi tanto per farlo contento.
"Come ti capisco, non c'è più tempo quasi per far nulla, nemmeno per prendersi un caffè"
"è così che dici a tutti quanti?" rincalzai io senza guardarlo in faccia e trovando finalmente la chiave.
Lui fece una breve risata,ed a quel punto lo guardai e non so per quale motivo, vedendo quel sorriso divertito venne da sorridere anche a me.
"Sei simpatico, anche se molto triste!" rispose immergendo la sua mano dentro lo zaino nello stesso istante in cui io aprii il portone.
"Ti prego di prendere questo regalo!" aggiunse lui porgendomi un taccuino color verde scuro sigillato in una busta trasparente.
"Ah no grazie, non ho il tempo nemmeno per aprire i libri, figuriamoci avere un taccuino in casa a prender la polvere! E poi non ho soldi!"
"Ma io non voglio nulla, amico!" insistette lui allungando il braccio "voglio solo regalarti un taccuino! E se prenderà la polvere pazienza, ma almeno sarà lì a farti compagnia!" finì il discorso con un sorriso, un sorriso sempre compiaciuto.Sorrisi di nuovo anche io, trovai la situazione di una insensatezza unica e tanto per farlo contento glielo presi dalle mani, lo guardai per un istante, e me lo misi sottobraccio come se fosse stato ingombrante persino tenerlo in mano.
Il giovane nigeriano si mise a ridere di gusto e scuotendo la testa se ne andò salutandomi con un cenno della mano.
Continuai a sorridere anche io e dopo aver chiuso il portone dissi sottovoce:
"Il mondo è pieno di matti, non ho nemmeno un caminetto per accenderlo con tutta sta carta in mano!" Mi misi a salire le scale togliendo l'involucro trasparente dal taccuino, al tatto mi accorsi che la fodera era in similpelle con un elastico dello stesso colore a farne da chiusura. Internamente le pagine erano sfumate in color giallo ocra, avevano la consistenza e la ruvidezza della carta riciclata.
Ne respirai l'odore perchè mi era sempre piaciuto.
Una volta entrato in casa, accesi la luce per guardarlo meglio.
Da una parte mi sentivo incuriosito dall'altra mi veniva una certa ansia.
Ogni volta che vedevo della carta bianca, mi sentivo male pensando a Fabiola, che della carta e della tela ne aveva fatto la sua vita. Ma in quel momento sentii che Fabiola non c'entrava nulla con quel taccuino strampalato fra le mie mani.
Perciò lo misi sopra il tavolo e me ne andai in doccia con le parole di una nota canzone dei Guns'n'Roses
Talk to me softly
there is something in your eyes
don't hang your head in sorrow
and please don't cry
I know how you feel inside ya
I've been there before
somethin' is changin' inside you
and don't you know
°*°*°
AUTORE: Docean Drop

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