giovedì 5 novembre 2015

When I was a child, when I was a young girl and Now I am myself.



Mi svegliai come succede ormai sempre, nel cuore della notte.
Potrei iniziare scrivendo che oggi è il giorno in cui mi ricordo di quella volta che mi riportarono mio padre in orizzontale.
Invece mi viene in mente quando a 14 anni iniziai le superiori.
In un ambiente totalmente nuovo in cui volevo dare il meglio di me e nascondere i due
anni passati nel tormento del vuoto, di un'amicizia finita, oltre che di un genitore ormai distante anni luce in chissà in quale altra dimensione.
Mi torna in mente quando un pomeriggio di questi, sentivo l'ansia alle stelle.
Fingevo di sorridere e di nascondere il lato di una bambina che odiava con tuttak se stessa
il mondo e amava sfidare i suoi coetanei per non sentirsi inferiore e allo stesso tempo per non sentirsi come loro.
Nascondevo la rabbia, mi convincevo di non averne più.
Invece quel pomeriggio di novembre stava piovendo.
Le foglie gialle si aggrappavano all'asfalto, umide e marce.
Era comunque piacevole vedere che il bosco non fosse grigio ed incazzato come il cielo.
Sentivo che dovevo camminare, nascondermi.

E ciò che mi bussò nel cervello fu proprio questo gesto di nascondermi, come da bambina che mi annullavo, in silenzio, non rispondevo nemmeno al richiamo della mia famiglia
nonostante li vedessi preoccupati.
Come quella volta che nell'appartamento in cui stavamo, io mi sedetti sotto lo stendino dei panni nel terrazzo, passarono le ore e quando mi cercarono nessuno fu in grado di vedermi.
Pensai ma tu guarda questi che mi passano davanti di continuo e non riescono a notarmi anche se non sono totalmente sotto lo stendino.
Mi viene da sorridere per come poi mi sono alzata solo perché stanca di starmene seduta e con tutta tranquillità apparsi di fronte a loro in silenzio con un sorriso.
Quando risposi alle loro domande su dove fossi, erano sbalorditi ed irritati più che mai.
A buon ragione.
Non mi sentii in colpa nemmeno quando vidi mia madre che le prese un malore e stava sul divano in cerca di ritrovare sensi e logica.
Sentii un lieve dispiacere nel vederla ad occhi chiusi cercando di equilibrare il respiro.
Ma nessun senso di colpa.

Ritornando a quel pomeriggio di novembre, ricordo che presi l'ombrello ed uscii di casa di tutta fretta.
Una volta giunta in campagna mentre il temporale si faceva più forte, scoppiai a piangere.
Un pianto assordante dentro al cuore.
Gridavo fra le lacrime, senza più stringere i denti.
Era rabbia, era frustrazione, era dolore, era solitudine, era tutto ciò che mi feriva.
Mi sentivo un tutto uno con il cielo, con la terra, con i tuoni, con le foglie, con il vento.

Vedevo il mondo per come lo sentivo: un posto finto con persone finte che nascondevano se stesse. Ma io non avevo più nessuno con cui parlarne dopo che mi innamorai di mio padre e il destino (la montagna..) se lo portò via. Finché puntavo al cielo ed a scoprire i misteri della natura, già attratta dalla più tenera età, della gente, dei bambini come me che giocavano e guardavano cartoni animati, me ne importava ben poco.
Ho sempre sentito di essere qui per uno scopo che solo io posso sentire.

Ma l'amore ha uno strano effetto. Mio padre non fece in tempo ad insegnarmi che non era saggio fare di una persona il proprio centro vitale, ma che era necessario continuare ad essere liberi ed indipendenti. Ma come fai a capirlo quando ami con tutta te stessa una persona? Quando solo la sua presenza ti fa sentire protetta da chi non sa manifestare affetto, gioia, fiducia, avventura, coraggio, resilienza, indipendenza, Amore per la vita.
Come capita ad ogni individuo di trovare un punto di riferimento, così trovai in lui la ragione per mostrargli i miei progressi, i miei sorrisi, le mie abilità nella scrittura, nel gioco, nella fantasia, nello scoprire vasti spazi dentro di sé e che tutto sia straordinariamente meraviglioso e magico.. come la vita, come il legame creatosi fra un padre e una figlia.

L'amore, quindi, ha uno strano effetto. Se il destino aveva deciso che mio padre non avrebbe fatto in tempo ad insegnarmi le sfumature del sentimento, lo avrebbe fatto la vita con le sue esperienze.
Con le sue trame incantevoli. Credo di aver passato la maggior parte della mia adolescenza e qualche anno più avanti a piangere. La maggior parte del tempo a cercare indirettamente qualcuno che mi apprezzasse e mi vedesse speciale come solo mio padre sapeva fare.

Mi viene in mette tutte quelle volte che mi sono guardata allo specchio e dietro quello sguardo profondo, un fuoco che ha sempre desiderato ardere e mordere la vita.

Mi viene ancora in mente le volte che correvo in mezzo alla natura, alla ricerca dei suoi misteri, fingermi capitano o maga dei boschi, niente mi avrebbe fermato. Con sfide difficilissime con mostri e nemici che mi avrebbero stremata ma a fine giornata io sarei riuscita a sconfiggerli tutti, a farli tacere, a domarli e poi a volte a renderli amici.

In fin dei conti non è stato tutto cosi tragico, in qualche modo ho avuto le mie fortune.
La fortuna di incontrare persone che hanno fatto un pezzo di strada insieme a me, mi hanno voluto bene ed io ho voluto bene a loro. Mi hanno lasciato qualcosa su cui rendermi consapevole. Spero di aver ricambiato.

Questa notte mi sono dunque chiesta: Ed ora come vedo il mondo?
Ho riso, ho riso davvero.
Vedo che siamo tutti sullo stesso pianeta Terra (Terra chiama casa, Terra chiama casa!) , la migliore espressione è che siamo tutti sulla stessa barca, ma ciò che ci differenzia è il modo in cui siamo su questa barca.
Qualcuno rimane a godersi il panorama, qualcuno a prendersi l'angolo migliore.. e qualcuno altro ancora a costruire la sua zattera con ciò che trova per buttarsi a mare e trovare terra.

Ed io dove sono in tutto questo?

Sto cominciando a costruire la mia zattera.

Con Amore, ciao barca.








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