venerdì 17 febbraio 2017

I frutti della Meditazione. [La Disciplina]


Quando cominci a penetrare i frutti della meditazione, accade che durante il giorno/la notte la tua consapevolezza si posa come una piuma sulla realtà, la quale acquista nuovi colori, nuove forme, nuove prospettive.
Ti guardi allo specchio e ti accorgi di non essere ciò che riflette, di esserne solo una parte, un qualcosa di intangibile, un'immagine che utilizzi per relazionarti con il mondo.
Arriva un punto, in cui molti limiti mentali si infrangono come vasi di vetro lasciati cadere sul ruvido suolo. Senti riecheggiare le certezze, le credenze, che si frantumano in mille pezzi a terra.
Vaso dopo vaso, si inizia solo ad osservare il movimento di quelle forme che si spezzano in vari e minuscoli scintillanti pezzettini.
Qualcuno si avvicina per dirti qualcosa di terribile, forse diversi mesi fa, avresti sofferto moltissimo, chiedendoti il come ed il perchè: "Perchè a me?"
Ora osservi, osservi la tristezza che emerge come un fiore di loto sulle acque limpide della tua mente. Le compulsioni mentali che formano una sequenza di pensieri come fossero ganci di una catena sempre più grande. E quando reagisci, ti accorgi che lo stai facendo, hai la consapevolezza che lo stai facendo, la stessa consapevolezza con la quale scegli se reagire o rimanere in silenzio.
Ci sono sere in cui l'immagine ed il nome per il quale hai sempre creduto fino a qualche mese fa, di possedere e che tu rispecchiassi determinate caratteristiche, ti ritorna vicino, si affaccia alla finestra del presente.
Senti la necessità di piangere e di accogliere il vuoto della solitudine, per il quale sei fuggita per molti anni ed ora ti chiede il conto: 
stai ferma ed ascolta il tuo pianto, allo stesso modo di quando siedi e non fai nulla lasciando che tutto ti scorra addosso e dentro di te, senza fuga.
Bisogna avere molto coraggio e determinazione per non sfuggire da se stessi.
Si tende a guardare sempre fuori di sè, per ottenere la pace.
Una pace superflua basata sulle forme, sui colori, sui sensi.
Il vero peccato è essere schiavi del peccato, ovvero del "sbagliare bersaglio" e credere di non poter fuggire dalla condizione di errore.
Preferendo il loop dell'errore, perchè divenuto abitudine di azione e abitudine mentale, per cui il lamento conduce ad una continua maledizione della propria esistenza ( "Sono fatto così", "ho sempre fatto così", "è inevitabile, sono uno sfigato/a" )
è più facile continuare ad essere schiavi degli errori, piuttosto che puntare alla libertà.
Incerta libertà dal peccato, dal sbagliare bersaglio, dall'errore di condurre una vita che non ci appartiene e per cui continuiamo come Sisifo a trasportare la pietra in cima giorno dopo giorno condannando noi stessi ad una comoda e sofferente abitudine, piuttosto che rischiare di vivere realmente per ciò che siamo a partire dal Centro.

"Sono fatto così"

No, mi dispiace.
Non hai la minima idea di cosa tu sia realmente.
Rompi quella immagine che ti sei creato,
alla quale ti aggrappi quotidianamente,
alla quale credi ciecamente,
perchè troppo schiavo del tuo Ego.
Esci fuori dalla tua caverna.

Dal diario di Docean Drop



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