lunedì 25 luglio 2016

il Miracolo [Racconti]


Se ne stava seduta
in quella panchina
sotto una giovane quercia.
Fissava lo scorrere del fiume, Giovanna.
Osservava quelle zone d'ombra al di là
della rustica sponda. Osservava l'affiorare di piccole bolle, come se sotto a quella verde marmaglia liquida e fangosa vi fosse ancora vita.
"Chissà se qualche pesce gatto se' nasconde alla luce.." mormorava fra i suoi pensieri.
Si voleva distrarre dalle malinconie che s'aveva addosso, come una seconda pelle, anche quando usciva da quella casa disperata.
Ma no, no, era così difficile, diceva lei, quasi impossibile allontanarsi totalmente dai problemi di casa.
Come poteva smettere solo per un istante di pensare a sua sorella, fissa in una carrozzella e con la testa mezza andata. Come poteva smettere, insisteva fra i suoi ragionamenti, anche per dieci secondi di pensare a quella madre ubriaca che avrebbe potuto ricadere da un momento all'altro nel circolo diffamatorio di un paese tanto pettegolo quanto curioso.
E quel padre, "Oh, quale padre.." si sarebbe chiesta anche da vecchia decrepita, che s'era invaghito di una cubana e sparito oltre l'Oceano senza lasciar nemmeno n'assegno di sostegno!

Si metteva le mani sul viso, Giovanna. Si sentiva svuotata fin dall'adolescenza, di qualcosa che nemmeno lei riusciva ben a descrivere. Era convinta che non esistesse la felicità, la spensieratezza, la serenità d'animo che tanto leggeva nei libri e lo vedeva nei visi delle sue coetanee che a ventisette anni erano tutte donne libere.
Ma libere da chi?
"Come da chi?" Si rimproverava la ragazza.
"dai doveri famigliari, dalla sfortuna, dal tutto!"
Per questo Giovanna meno parlava in pubblico e meglio era, perchè quando lo faceva fra le corde vocali della sua voce s'appuntigliava alla sofferenza una nota rabbiosa.
Talvolta la nota si sostituiva alla rassegnazione e così quando qualcuno le chiedeva come stesse la sorella e la madre, lei rispondeva così: "Come sempre.."
Perchè la sua infanzia, ovviamente non esisteva più, le sue avventure pittoresche da bambina, quando ancora la sua famiglia viveva tra denaro abbondante e vizi goduti, non erano nemmeno più un ricordo, tendeva a dimenticarsele con quel "sempre".

Ora era lei a mantenere la famiglia, a portare in giro sua sorella, che dopo il tentato suicidio si spaccò solo le gambe, incapace di tornare a camminare; imbottita di psicofarmaci sembrava con la testa più altrove, verso un purgatorio che non le aveva aperto nemmeno le porte.
Sua madre sì, lavorava al bar di un parente,il Peschetto, ma ogni tanto spariva per qualche giorno, e tornava a volte euforica altre così depressa da passare un'intera settimana tra letto e cucina.

"Questa.." fece una brevissima pausa "non è vita" mormorava a se stessa "ci vorrebbe un miracolo".
Ma il miracolo era lì ad un passo da lei, era proprio lì.
Orsù Giovanna, guarda! Guarda bene!
Gli occhi della ragazza ormai erano gonfi da diversi anni, che nemmeno più le lacrime riuscivano ad affondare sulle gote. Rimanevano appese alle ciglia, con le dita s'aiutava a liberarsene.
Giovanna, cogli questo attimo! Guarda!
Troppo rumore aleggiava nella testa della ragazza, era di nuovo ed insistentemente presa dai suoi problemi che non s'accorse per l'ennesima volta del miracolo.
Eppure quanti gliene passavano sott'occhio!
Anche questa volta: nulla.

"Se esisti veramente Dio.. perchè a me?"
Ma come poteva risponderle il Signore, se lei non era stata in grado di cogliere il miracolo. Che colpa ne aveva Dio? E poi, con chi Dio se la voleva prendere?
"Eppure" rincalzava la ragazza "da bambina non ho mai dubitato del Cristo, andavo sempre a messa, con la mamma, anche dopo la comunione, e mia sorella era negli Scout.."
Oh, Giovanna quanto delirio in questo tuo voler trovare ragioni e risposte.

Mezzogiorno s'avvicinava poco a poco, ed il borbottio di quei confusionari ed egocentrici pensieri fecero sobbalzare un tordo sopra un ramo, quasi infastidito da quell'alone scuro e arruffato, se ne andò in cerca d'altro luogo.
Giovanna non s'accorse nemmeno che s'avvicinava un piccolo micio bianco alle sue gambe e quando lo scorse, si spaventò d'improvviso. Cercò d'accarezzarlo quasi per farsi consolare, ma il felino schivo com'era le diede una sgraffiata sulle dita.
"Ahia!" strillettò Giovanna ed alzandosi dalla panchina si diresse verso casa, decisa che era stata tutta una perdita di tempo stare lì seduta a fissare per un'ora il fiume.
Ma vi posso garantire che in verità, Giovanna non vide nemmeno per un istante il Fiume.
Alle sue spalle lasciò un odore intenso di sdegno e rabbia per il suo infame destino.

Oh Giovanna, se solo tu potessi vedere il Miracolo, forse a breve tornerà, oppure fra un giorno, un mese, un anno.. forse ora.



[ F i n e ]

Autore: Docean Drop









1 commento:

  1. Il miracolo è intorno a npi, troppo distratti dai nostri pensieri per riiscire a cogliere il miracolo della vita. Bellissimo racconto! Grazie ;)

    RispondiElimina