lunedì 20 luglio 2015

Sebbene io non ti veda




"Io non ti vedo. So bene che sei qui, dietro una parete fragile di mattoni e di calce,
alla portata della mia voce,
se io ti chiamassi.
Ma io non chiamerò."


Ed è così che anche per questo primo post, riprendo le parole di Pedro Salinas.
Quel "ma io non chiamerò" che sorpassa la speranza di donare salvezza, di lanciare una corda;

verso chi, l'altro? 
No, non esiste l'altro senza aver visto noi stessi.
Si evita così di dare parole al silenzio, agli spazi vuoti e necessari. Si scansa l'idea di poter sempre rincorrersi, quando invece è essenziale sentire.
Noi sentiamo ciò che ci circonda, sentiamo il pianto come il riso, sentiamo la gioia come la disperazione.

"..se io ti chiamassi. Ma io non chiamerò."

Quando si smette di percepire il mondo soltanto con la nostra vista, quando si smette di guardare e di rimuginare su tutto ciò che addobba la nostra esile esistenza. Sembra uno stabile scudo quando invece è semplice e debole come un castello di mattoni di carta. Quando si giunge al punto critico della vita ordinaria, allora si comprende l'inutilità dell'aggrapparsi a quello scudo.
Quello scudo, che altro non è che un muro da cui vediamo la realtà, è l'ammasso delle nostre debolezze. è l'intricato nodo che sostiene i pensieri di una voce che ci accompagna per tutto il giorno: giudica, critica, ti dice cosa fare, cosa sostenere, cosa rifiutare. Protetti da un muro di parole, barriere mentali.

"Io non ti vedo. So bene che sei qui,"

E giunti alla distruzione di quel muro, non è più sostenibile la vita ordinaria. Perché ti chiedi.
Perché ciò che era necessario, ora non lo è.
Osservi il vuoto che ti circonda ed i pensieri non parlano, essi cercano di risollevarti l'esistenza.
Cerchi nella quiete i posti ed i mezzi che ti spingono a liberare la vita che hai dentro.

Hai bisogno di correre eppure nella corsa cerchi il silenzio e senti pulsare l'energia; concepisci la materia di cui sei fatto e che oltre ad essa c'è molto di più.

Oggettivamente ti accorgi che nessuna cosa ti ferma, nessuna. Sei nella continua ricerca, come un folle gioisci di ciò che vibra fra le corde della tua anima e allo stesso tempo ti danni di non aver pace.
Perché la pace, come tutti gli altri stati d'animo, sono essenzialmente sensazioni istantanee.
Senti il desiderio di raggiungere la vetta della tua essenza, come un piccolo falco in cerca del suo primo volo. 
Perché è questo che vuoi fare: volare, andare, realizzare, scorgere, ammirare, provare.. ma il tutto è concentrato nel primo grande volo.

"..alla portata della mia voce."

Avverti che da un momento all'altro saresti in grado di farlo, che sta per giungere il tuo momento.
Sarai finalmente in grado di vedere e di continuare a vedere oltre.
  
E forse, giunti fino a questo punto.. qualcuno starà ancora pensando che i miei riferimenti puntano sempre all'adempimento di se stessi nella società. 
Vi è così tanta somiglianza nel non trovare pace che l'unico modo, per chi si aggrappa alla vita ordinaria, di sentirsi pieno è di continuare a correre per trovare un porto sicuro su cui vivere il suo sogno terreno.

Ciò che differenzia un uomo ordinario da un uomo non ordinario, è che questo ultimo non mira a nessuno porto sicuro e sogno terreno e la sua ricerca non è altro che un viaggio meraviglioso anche nella sofferenza. Oggi piange e si dispera, domani sorride e si rallegra, perché l'esperienza insegna, e l'insegnamento dona consapevolezza.
Consapevolezza di ciò che viviamo.

Personalmente credo di aver scelto fin dall'infanzia il percorso di una vita non ordinaria, 
perciò, sebbene io non ti veda, so che sei qui, dietro una parete fragile di mattoni e di calce, alla portata della mia voce, se io ti chiamassi. Ma io non chiamerò.










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