Cosa succederebbe se nella possibilità di esprimere il tuo parere contrariato decidessi di rimanere in silenzio?
Il vuoto d'aria tra un respiro e l'altro, trattieni per qualche frazione di secondo la voce collegata ai pensieri.
Ma il fuoco dentro ti spinge a farlo, ti spinge ad aprire bocca.
Quando comprendi l'importanza degli eventi esterni perchè in grado di entrarti dentro per poi di nuovo uscire, da te, come aria dai polmoni: succede.
Succede che non puoi fermare il fuoco della voce che parte dall'ombelico in lingua di fuoco e si propaga come un raggio di sole fra le fitte nubi dei tuoi dubbi.
Il così detto "non riesco a starmene zitto/a" , "non riesco a far finta di niente".
E se il tuo fuoco dentro ha buone intenzioni, puoi semplicemente sperare che qualcuno ti ascolti e comprenda che la tua voce è semplicemente una stordita, un "hei, ritorna in te!" , "non dire sciocchezze".
A questo punto mi chiedo quante volte nella nostra vita, diamo spazio non soltanto alla voce, ma anche alle buone intenzioni del fuoco dentro.
Quante volte parliamo, ci confrontiamo, e lasciamo che le parole invece di risvegliare, feriscano e tormentino.
"Ne ferisce più la parola che la spada" e aggiungerei, sempre!
Mi guardo a fondo e mi chiedo: "Quante volte il fuoco dentro è stato sprigionato per le buone intenzioni?"
Peccato che me ne accorga talvolta troppo tardi, non medito abbastanza da osservare negli occhi il mio interlocutore e aprire quella porta.
La porta del sentire, così anche se potrebbe esser tardi, richiamo il fuoco dentro e cerco di instaurare un dialogo, un filo conduttore in cui le parole possano valicare i limiti dei nostri pregiudizi, del nostro ego e toccare di nuovo il tempio del cuore.
Quando non vi è comprensione, quando avverto la frustrazione dell'altro durante una discussione, in me prevalica il disagio e il languido dispiacere che da alle parole la forma di una sostanza viscida in gola.
L'unico modo per scacciarla non è ingoiare e dunque, rimanere in silenzio, talvolta chiudersi e piangere. Ma sembra piuttosto essere il "rimanere", l'umiltà di dire "Mi dispiace" e dirsi "facciamo in modo di tornare di nuovo collegati", "cerchiamo il modo di ricongiungere i puzzle dell'ascolto, del sentire".
E un'altro sostantivo, che da umidità alle parole secche rimaste in qualche angolo della bocca, è sussurrare "Scusa".
Lasciare dello spazio e del silenzio in seguito affichè le onde impetuose dei pensieri e dell'ego si plachino fino a far ritornare il battito dell'affetto, dell'apprezzamento, dell'autostima, della fiducia.
Mi rendo conto che il nostro comportamento indotto è stato plasmato affinchè tutti noi dassimo vita a perfetti stratagemmi in cui le parole potessero essere usate per dominare e non per condividere.
è un lavoro che richiede volontà ed autodisciplina da applicare e da gestire costantemente, ma ciò che può aiutarti a farlo è la forza del Cuore.
Nel cuore risiedono i sentimenti, tesori di tale tempio.
Solo con l'Anima (o Coscienza del Sè, o ancora Sè Superiore etc..) possiamo riconoscere a quale di essi apportare energia.
Cosa succederebbe se nella possibilità di esprimere il tuo parere contrariato decidessi di rimanere in silenzio?
A volte invece si adotta il silenzio, non per ignorare o esprimere indifferenza ma semplicemente perchè non si ha nulla da dire. E' strano ma a parità delle parole può essere considerato mancanza di rispetto.
RispondiEliminaSecondo me la vera mancanza di rispetto è quando ci limitiamo a dire qualcosa che non è necessariamente legato agli interessi altrui ma solo ai nostri.
Ciao Jan,
EliminaMolto interessante il tuo commento. Soprattutto la seconda parte in cui affermi "Secondo me la vera mancanza di rispetto è quando ci limitiamo a dire qualcosa che non è necessariamente legato agli interessi altrui ma solo ai nostri."
è un bel rompicapo, perchè in questo caso sarebbe da comprendere in che cosa consistono i nostri interessi nel momento in cui vorremmo intervenire in una discussione.
Si ritorna perciò all'origine del lavoro interiore per comprendere i motivi che ci spingono ad adottare il silenzio oppure la parola.
Grazie per la visita.