giovedì 23 luglio 2015

Cosa succederebbe se nella possibilità di esprimere il tuo parere contrariato decidessi di rimanere in silenzio?


 

Cosa succederebbe se nella possibilità di esprimere il tuo parere contrariato decidessi di rimanere in silenzio?


Il vuoto d'aria tra un respiro e l'altro, trattieni per qualche frazione di secondo la voce collegata ai pensieri. 
Ma il fuoco dentro ti spinge a farlo, ti spinge ad aprire bocca.
Quando comprendi l'importanza degli eventi esterni perchè in grado di entrarti dentro per poi di nuovo uscire, da te, come aria dai polmoni: succede.
Succede che non puoi fermare il fuoco della voce che parte dall'ombelico in lingua di fuoco e si propaga come un raggio di sole fra le fitte nubi dei tuoi dubbi.
Il così detto "non riesco a starmene zitto/a" , "non riesco a far finta di niente".
E se il tuo fuoco dentro ha buone intenzioni, puoi semplicemente sperare che qualcuno ti ascolti e comprenda che la tua voce è semplicemente una stordita, un "hei, ritorna in te!" , "non dire sciocchezze".
A questo punto mi chiedo quante volte nella nostra vita, diamo spazio non soltanto alla voce, ma anche alle buone intenzioni del fuoco dentro.
Quante volte parliamo, ci confrontiamo, e lasciamo che le parole invece di risvegliare, feriscano e tormentino.
"Ne ferisce più la parola che la spada" e aggiungerei, sempre!

Mi guardo a fondo e mi chiedo: "Quante volte il fuoco dentro è stato sprigionato per le buone intenzioni?"
Peccato che me ne accorga talvolta troppo tardi, non medito abbastanza da osservare negli occhi il mio interlocutore e aprire quella porta.
La porta del sentire, così anche se potrebbe esser tardi, richiamo il fuoco dentro e cerco di instaurare un dialogo, un filo conduttore in cui le parole possano valicare i limiti dei nostri pregiudizi, del nostro ego e toccare di nuovo il tempio del cuore.


 
Quando non vi è comprensione, quando avverto la frustrazione dell'altro durante una discussione, in me prevalica il disagio e il languido dispiacere che da alle parole la forma di una sostanza viscida in gola. 
L'unico modo per scacciarla non è ingoiare e dunque, rimanere in silenzio, talvolta chiudersi e piangere. Ma sembra piuttosto essere il "rimanere", l'umiltà di dire "Mi dispiace" e dirsi "facciamo in modo di tornare di nuovo collegati", "cerchiamo il modo di ricongiungere i puzzle dell'ascolto, del sentire".
E un'altro sostantivo, che da umidità alle parole secche rimaste in qualche angolo della bocca, è sussurrare "Scusa".
Lasciare dello spazio e del silenzio in seguito affichè le onde impetuose dei pensieri e dell'ego si plachino fino a far ritornare il battito dell'affetto, dell'apprezzamento, dell'autostima, della fiducia. 

Mi rendo conto che il nostro comportamento indotto è stato plasmato affinchè tutti noi dassimo vita a perfetti stratagemmi in cui le parole potessero essere usate per dominare e non per condividere.
è un lavoro che richiede volontà ed autodisciplina da applicare e da gestire costantemente, ma ciò che può aiutarti a farlo è la forza del Cuore.
Nel cuore risiedono i sentimenti, tesori di tale tempio.
Solo con l'Anima (o Coscienza del Sè, o ancora Sè Superiore etc..) possiamo riconoscere a quale di essi apportare energia.
  Ma ti sei mai chiesto..

Cosa succederebbe se nella possibilità di esprimere il tuo parere contrariato decidessi di rimanere in silenzio?




2 commenti:

  1. A volte invece si adotta il silenzio, non per ignorare o esprimere indifferenza ma semplicemente perchè non si ha nulla da dire. E' strano ma a parità delle parole può essere considerato mancanza di rispetto.

    Secondo me la vera mancanza di rispetto è quando ci limitiamo a dire qualcosa che non è necessariamente legato agli interessi altrui ma solo ai nostri.

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    1. Ciao Jan,

      Molto interessante il tuo commento. Soprattutto la seconda parte in cui affermi "Secondo me la vera mancanza di rispetto è quando ci limitiamo a dire qualcosa che non è necessariamente legato agli interessi altrui ma solo ai nostri."
      è un bel rompicapo, perchè in questo caso sarebbe da comprendere in che cosa consistono i nostri interessi nel momento in cui vorremmo intervenire in una discussione.
      Si ritorna perciò all'origine del lavoro interiore per comprendere i motivi che ci spingono ad adottare il silenzio oppure la parola.

      Grazie per la visita.

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